VISIONI NOTTURNE

16 06 2008

di Franco Mascolo

I percorsi nell’oscurità di tre fotografi americani:
Robert Adams - Peter Hujar - Richard Misrach.

©Franco Mascolo/effe0

Se Brassaï, con le sue immagini parigine degli anni trenta, è il primo fotografo che ha indagato in profondità gli innumerevoli risvolti della dimensione notturna, tramandandoci un opera capace di trascendere il contesto in cui è stata realizzata e diventare emblematica di una condizione universale, parecchi sono gli autori che sul suo esempio hanno dedicato almeno un libro alla fase del giorno non rischiarata dalla luce del sole.

Tre luoghi degli Stati Uniti sono al centro di lavori differenti per motivazioni ed esiti ma accomunati dall’utilizzo della pellicola in bianco e nero e dal formato quadrato nella fase di ripresa.

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LA SCUOLA SENZA SCUOLA

23 05 2008

Considerazioni sull’apprendimento della fotografia

di Franco Mascolo

©Franco Mascolo/effe0 (Autoritratto - Lido di Venezia, 2005)

Non molto tempo fa sono andato ad un colloquio presso una scuola che, tra le attività educative, intendeva promuovere anche dei corsi di fotografia. Erano quindi alla ricerca di una persona che fosse in grado di svolgere una attività di coordinamento e di insegnamento.

La persona che mi riceve, il direttore, mi dice che intendono dare una formazione di altissimo livello, non come quella delle altre scuole (me ne cita una, forse la più costosa). Mi spiega che sono da due anni alla ricerca di qualcuno che si incarichi di trasformare il loro progetto in realtà e che sono stati delusi da tutti i fotografi che hanno contattato in precedenza, poiché si limitavano a fare le loro lezioni e poi si assentavano per periodi più o meno lunghi: “ecco, questo non ci interessa!”, mi dice con fermezza. Aggiunge che il prescelto dovrà garantire una presenza costante per seguire gli studenti, gli ex studenti, aiutarli nei concorsi (?), e così via: una vita consacrata al suo progetto. Poter conciliare questo compito con la normale attività di fotografo era, a suo dire, inimmaginabile.

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CONTEMPLANDO LE FERITE DELLA TERRA

22 04 2008

di Franco Mascolo

©Franco Mascolo/effe0

Le immagini dal cielo di Emmet Gowin

Un breve profilo di un maestro della fotografia americana e gli incontri che ne hanno segnato l’esistenza. Dai primi lavori negli ambienti familiari della natia Virginia, alla decisione di affrontare un percorso in cui le implicazioni ambientali non scadono mai in un banale e propagandistico ecologismo ma, da vero artista, sono innanzitutto affrontate in termini estetici - per quanto ne derivi una bellezza inevitabilmente dolorosa e contraddittoria.
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LE PAROLE (PER IMMAGINI) DI DUANE MICHALS

1 04 2008

di Franco Mascolo


©Franco Mascolo/effe0

Le parole scritte da Peter Handke, che Wim Wenders pone a commento di una delle sequenze iniziali del Cielo sopra Berlino, contengono una domanda fondamentale che riguarda ogni persona: perché io sono io?

°________Sequenza tratta da “Il Cielo Sopra Berlino” di Wim Wenders.

La stessa domanda attraversa l’opera fotografico-letteraria di Duane Michals, uno degli artisti americani più originali, che celebra quest’anno i 50 anni di carriera .

Al 1958 risalgono, infatti, i primi ritratti realizzati durante un viaggio in Russia, chiedendo con molta spontaneità a degli sconosciuti di mettersi in posa, sul momento, nel luogo dell’incontro. “Sempre troppo indeciso per catturare il momento decisivo”, come affermò in seguito il fotografo nato in Pennsylvania nel 1932, sviluppò fin dall’inizio un metodo di lavoro che non poteva prescindere dalla consapevole collaborazione del soggetto. Da questi primi ritratti estemporanei la sua fotografia procederà in direzione di una sempre più accurata e preordinata messa in scena, culminante nelle sue celebri sequenze: brevi racconti costituiti da più immagini, talvolta accompagnate da didascalie esplicative. Accosterà la scrittura anche a singole fotografie, come strumento per esprimere i propri pensieri e riflettere sulle esperienze e i misteri che coinvolgono gli esseri umani.

L’identità, l’amore, il desiderio, il caso, il tempo, la morte, la fede, sono alcuni dei temi sui quali Duane Michals si interroga,

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Il caso “Guillermo Vargas” detto Habacuc.

28 03 2008

di Ricardo Francone

Un’esposizione che fa rabbrividire, comunicare un disagio infliggendo lo stesso male.

Firma questa petizione.petitiononline”
“Boicot a la presencia de Guillermo Habacuc Vargas en la Bienal Centroamericana Honduras 2008″

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°- Il compito dell’Arte

è…….

Generare individui sani di mente

……. Illuminando lo Spirito

Per attingere alla ragione -°

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Questi link descrivono bene tutta la vicenda.

Antibufala
Il Disinformatico
el perrito vive

Da un’indagine del fotografo Simone Casetta, Servizio fotografico
Un suo intervento tra i commenti di www.ecoblog.it Commenti
con la premessa del fotografo di leggere per evitare di essere preso nella attitudine forcaiola dei disinformati cronici.

Ho avuto modo di parlare al telefono con il fotografo Simone Casetta, che mi ha rilasciato pochi dettagli su cui riflettere poiché sta preparando una pubblicazione seria su tutta la vicenda Habacuc.
La sua versione come esperienza personale nell’indagine è che lo scopo della presenza del cane messo in mostra fosse di sollecitare l’attenzione pubblica su un disagio sociale nel suo paese, molto più complesso di quanto noi possiamo immaginare e che non fosse sua intenzione creare tutto questo scalpore oltre frontiera.
Sicuramente c’è riuscito e anche oltre, intaccando il punto focale di una società assuefatta e cieca. Per noi tutto questo è frutto di grande indignazione, come possiamo verificare nei commenti divulgati dai blog, una società incapace di reagire che trova il suo CAPRO ESPIATORIO nella comunità che nel sacrificio cerca di espiare le propie colpe - Renè Girard nel capitolo VII, L’assassinio fondatore, del suo libro “Vedo satana cadere come la folgore” ed. Adelphi, spiega bene questo concetto.
Ma in Costa Rica come in altre parti del mondo quanto conta la vita di un cane, di un essere vivente, a quali estremi l’individuo deve arrivare per comunicare un disagio? Non approvo il modo in cui è stato artefatto questo intervento, ma domandiamoci: oggi non possiamo vivere senza tener conto di una visione globale del mondo? Sulla tragica dimensione che stiamo vivendo, ogni giorno passano davanti a migliaia di persone una quantità infinita d’informazioni che ci lasciano assuefatti ed impotenti.
E cosa possiamo oggi chiamare Arte, se vogliamo ritenere di fare spirito e che questo sia il modo? Allora dovremmo chiamare il signor Maurizio Cattelan e dirgli che ha sbagliato ad appendere dei pupazzi finti in Piazza XXIV Maggio.
Mi viene inoltre in mente Piero Manzoni e le risate che si farebbe al solo pensiero di quanto spendono collezionisti e musei per mantenere le sue scatole di “Merda d’artista”. A tal proposito si potrebbe consigliare a qualche importante Direttore di chiamare un Monaco Buddista ed invitarlo a darsi fuoco per protesta nel suo Museo.
Infine in una email di risposta a questo articolo si diceva che se questa è arte allora Hitler è il più grande artista di tutti i tempi.

Nell’operazione (Habacuc) non credo che si debbano mettere in discussione le ragioni umane della persona ma “L’ARTEFATTO” come principio inumano.

Una piccola riflessione che cerco di tenere sempre a mente:

Il mondo è immagine e l’Uomo abita poeticamente,
Non tutto ciò che vediamo è mirabile,
La nostra scelta fa sì che l’esistere delle cose sia riguardato.


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